Storia delle ricerche

Luni. Pianta della città di Luni - M. e P. Vinzoni 1752-79 da G. Targioni Tozzetti 1768-79

Dopo l’abbandono, si avvia il processo di dispersione e di parziale distruzione del patrimonio della città che diviene luogo di approvigionamento di materiali da costruzione e di oggetti di pregio per collezioni private, tra le quali si segnala quella di Lorenzo il Magnifico.

A partire dal XVI secolo il centro, ormai contado della nobiltà sarzanese e del clero lunense, è oggetto di attenzione da parte dei cartografi che ne documentano a vario livello i ruderi emergenti; esemplare in tal senso è la documentazione redatta da Matteo e Panfilo Vinzoni nel XVIII secolo per la Serenissima Repubblica di Genova.

Ricerche archeologiche sistematiche si avviano invece solo nel XIX secolo.

Tra le prime si annovera quella condotta dal marchese Angelo Remedi nel 1837 nell’ala occidentale del portico di quello che, solo molto dopo, è identificato come Capitolium. Lo scavo prosegue sotto la direzione di Carlo Promis, con finaziamenti del Re Carlo Alberto, e porta al rinvenimento di statue in marmo e varie suppellettili che confluiscono nelle raccolte dei Regi Musei di Torino.

Lo stesso Remedi nel 1842 esplora parte di quello che successivamente è riconosciuto come il tempio della dea eponima, riportando alla luce, in particolare, un eccezionale complesso figurato in terracotta; la sua collezione viene venduta al Museo Archeologico di Firenze nel 1882.

Negli ultimi decenni del secolo il marchese Giacomo Gropallo effettua a più riprese ricerche nell’area della basilica di S. Maria, di cui dà conto Paolo Podestà, rinvenendo soprattutto numerosi marmi.

Sul finire del secolo, Carlo Fabbricotti, industriale del marmo, conduce esplorazioni sia all’interno della città, sia all’esterno delle mura, liberando dalle macerie l’anfiteatro e restaurandone le strutture. Nel corso dei suoi scavi allestisce nella villa del Colombarotto di Carrara una notevole collezione - in cui confluiscono anche i ritrovamenti Gropallo - che nel 1939 il figlio Carlo Andrea cede ad un consorzio di comuni della provincia della Spezia. Tali materiali costituiscono in nucleo fondante delle raccolte attualmente esposte presso il Museo Civico “Ubaldo Formentini” al Castello San Giorgio della Spezia.

Luni. Scavi Promis - Planimetria dell’area del Capitolium

E’ solo con la Legge di tutela n. 364 del 1909 che cessano i recuperi indiscriminati volti alla realizzazione di raccolte private. Le indagini archeologiche a Luni ripartono negli anni dell’immediato secondo dopoguerra e portano a scoperte di notevole importanza.

Maturata intanto la necessità di realizzare in loco un luogo di raccolta e di esposizione dei reperti, nel 1951 si apre al pubblico l’antiquarium lunense allestito nel rustico del complesso delle Case Benettini Gropallo ubicato presso la porta occidentale della città antica.

Nel 1964 si inaugura il Museo Archeologico Nazionale di Luni, che accoglie i materiali
rinvenuti sia durante gli scavi ottocenteschi, sia a seguito delle campagne di scavo condotte, a partire dagli anni ’60 dalla Soprintendenza. L'esito di tali indagini ha consentito di ampliare la conoscenza dei grandi monumenti lunensi e di aprire nuovi settori di ricerca.

Dal 1967 è stata progressivamente condotta, ed è tuttora in corso, l’acquisizione di terreni e di immobili presenti nell’area della città antica e nell’immediato suburbio, finalizzata alla creazione del Sistema Museale Lunense che ha trasformato aree agricole e immobili rustici di proprietà privata in pertinenze destinate alla fruizione da parte del pubblico e degli studiosi.

Dal 1984 l’attività di indagine della Soprintendenza è proseguita in vari punti della città restituendo un quadro sempre meglio articolato dell’impianto urbano.

Obiettivo primario alla base dei progetti e degli interventi effettuati negli ultimi trent’anni è stata infatti la musealizzazione del sito per la restituzione dell’immagine di città, ritenuta uno dei punti focali dell’impegno istituzionale della Soprintendenza.